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Ti va di fornirci un
profilo personale e artistico di Maurizio Calabrò?
Profilo personale e artistico... parlare della mia personalità è
difficile, credo lo sia per tutti. L’artista e la persona sono
due cose separate, perlomeno per me. Gli studi e le esperienze
che ho fatto mi hanno fatto conoscere tante persone, che hanno
certamente influenzato la mia crescita. Queste persone sono
coloro che credono in quello che fanno. Credo che l’artista
abbia il compito di mostrare la tradizione, di non farla
perdere. Ovviamente a suo modo. Può essere compreso o meno, ma
deve sforzarsi. Le mie esperienze non sono state solo
barcellonesi.
Anche tu credi che
Barcellona offra poche opportunità artistiche?
A Barcellona c’è una realtà artistica provinciale. Ho fatto
un’intervista al Prof. Gallo, un importante critico italiano. Ed
ho capito moltissime cose a tal proposito. Personaggi come lui
rappresentano dei punti di riferimento, soprattutto perché
credono in quello che fanno, credono che l’artista italiano
abbia alle spalle una grande tradizione da portare avanti. Come
ti ho già detto, a volte l’artista può essere compreso, altre
volte no. Ci possono essere periodi bui, però è giusto che i
percorsi si continuino. Io mi trovo adesso a Barcellona, pur
essendo stato diverse volte in giro per l’Italia. La realtà
barcellonese è provinciale. So che questo termine può apparire
brutto. Ma credo che sia importante rendere l’arte provinciale
un sostegno al fulcro. Penso ad un atomo, al centro e alle
periferie. Penso alle province come particelle attorno al
nucleo. Non possiamo essere esclusi, non dobbiamo sentirci
esclusi, dobbiamo sostenere il centro, è questa la nostra
funzione.
Il centro sono le grandi città?
Non solo! Sono le manifestazioni, l’Arte in generale. E’ l’arte
che rende una piccola città una grande città.
Anche questa mostra è Arte... ed ha la possibilità di rendere
Barcellona una grande città.
Proprio così l’ho concepita! Vedi, questa mostra può interessare
qualsiasi tipo di pubblico, proprio per i diversi stili che
raccoglie. In un certo modo, ci siamo voluti adattare alla
città. A me hanno insegnato che si può creare anche con piccole
cose, si possono creare grandi cose con pochi materiali.
La realtà e la virtualità: questa mostra e la Galleria
virtuale di Schizzi d'arte presente nel Portale di Barcellona
Pozzo di Gotto...
Bisogna fare un certo discorso qui. Io credo nelle potenze del
virtuale. L’arte di per sé è virtuale. Forse dovremmo, a questo
punto, fare una distinzione tra ciò che è virtuale e ciò che è
telematico. Il virtuale è qualcosa di impercepibile, di
astratto. Siamo sempre dentro il virtuale. Il telematico,
invece, appartiene al nuovo modo di comunicare, alla tecnologia
che avanza. Di per sé, l’impostazione della mostra era rivolta
proprio a questo. Si è cercato di rendere percepibile il
virtuale, nel senso che, come hai notato in questi giorni, le
persone sono entrate dentro l’opera d’arte, sono entrate dentro
il virtuale, divenendo, così, percepibile. Vedere nel volto
delle persone l’entusiasmo mi ha fatto capire che l’esperimento
è riuscito. Voglio precisare che il problema riguardante
rapporto reale-virtuale non sono il primo a pormelo. E queste
mie idee sono proprio frutto di queste conoscenze. Ritorna il
solito discorso: applico ciò che imparo, ciò che ho appreso nel
tempo. Voglio applicare ciò che io considero il senso
dell’estetica, perché per me l’arte è estetica ad un messaggio.
Fare arte è come parlare con te in questo momento, è comunicare
qualcosa.
Installazione. Perché è stato scelto questo tipo di
installazione e chi ti ha aiutato a metterla in atto?
Questo tipo di installazione inizialmente è nato come tentativo
di sostituire le pareti, volevamo qualcosa di diverso dalle
parte classiche. Ci siamo anche dovuti adattare al costo del
materiale, perché il successo ha ricompensato i nostri sforzi.
Diverse sono state le persone che mi hanno aiutato, due tra le
tante: Antonio Russo e il Prof. Napoli, quest’ultimo
responsabile della cattedra di incisione all’Accademia di Capo
D’Orlando. E’ giusto dire, però, che un po’ tutti sono stati
partecipi.
Questa mostra rappresenta un esperimento, un tentativo di
mettere insieme stili diversi...
Non solo stili diversi... c’è una diversità anche di pensiero,
di modo di intendere le cose. Siamo insieme perché Schizzi
d’arte è una specie di gruppo. Siamo insieme dentro al sito, lo
siamo anche qui. Essendo Barcellona un centro piccolo, è più
facile unirsi, se ci accomuna l’arte. Nessuno fa cose uguali
all’altro, lo hai visto. La diversità è positività, nessuno è
meglio o peggio, è diverso.
Qualche visitatore ha notato che la mostra segue un certo
percorso di tensione, per poi tornare alla serenità nell’ultima
parete...
Si è creata, ma di certo non è stata voluta. Qui entrano in
gioco i visitatori: ognuno da una sua interpretazione delle
opere, di ciò che vede. Certamente noi abbiamo permesso questo,
proprio perché volevamo che il visitatore fosse partecipe, fosse
libero di interpretare da solo ciò che vedeva.
Quindi questo percorso più che stilistico è mentale?
Esattamente, non è stilistico perché non è stato voluto. Non c’è
intenzionalità nel mettere le opere in questa successione.
Torniamo a Maurizio
l’artista. Nelle tue opere si riscontra una continua ricerca,
come se ci fossero continue interrogazioni. Mi è sembrato di
intravedere una risposta nell’autolesione...
Sì, c’è la ricerca. Ma la prima domanda che mi pongo è: hanno
un’estetica queste sculture? Il mio scopo non è quello di
scioccare le persone, non è la mia volontà. Io uso il
figurativo, c’è nelle mie opere una ricerca estetica delle
forme. Ovviamente, c’è anche un messaggio. Sono domande che
riguardano il senso della materia, il lavoro del tempo su essa.
Noi scultori diamo l’anima, sudiamo per scolpire la pietra... il
vento ci riesce con semplicità. Anch’io, come tutti coloro che
sono alla ricerca, provo ad ampliare le mie conoscenze. Sto
portando avanti un discorso sulla terra cotta e sulla pietra
lavica. Certa arte ha messo in crisi il figurativo, ecco perché
è importante riproporlo, l’uomo ha sempre rappresentato se
stesso attraverso la figura. Questa forma di rappresentazione
deve tornare al centro dell’interesse, proprio com’era in
origine.
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